NEWS

GPS e Videosorveglianza COMeSER per GL Investigazioni

C'è un po' di COMeSER nei successi investigativi di Gl Investigazioni di Parma: l'azienda di telecomunicazioni presieduta da Gianluca e Michele Scarazzini – che sta ampliando il proprio raggio d'azione anche in tema di “sicurezza” con impianti di videosorveglianza, allarmi, localizzatori satellitari – fornisce strumentazioni e banda larga a Gl Investigazioni.

Quanto conta oggi la tecnologia per le investigazioni private e commerciali? Come è cambiata l'attività di un investigatore nell'era di Whatsapp e Facebook? Per la rubrica “Mondo Connesso” abbiamo fatto due chiacchiere con Giambattista Pasquale, anima di GL Investigazioni insieme a Massimo Lo Sapio.

“Il nostro lavoro spazia dalle ricerche su sospette infedeltà coniugali alla ricerca di una persona scomparsa – spiegano - dalle indagini patrimoniali al tema importante della sicurezza personale. In ambito aziendale si va dai classici accertamenti su clienti alle bonifiche ambientali e telefoniche, dal controspionaggio industriale alla difesa di marchi e brevetti” spiega Giambattista Pasquale illustrando di cosa si occupa insieme al socio.

La GL Investigazioni è una società ventennale di Parma in grado di operare e fare ricerche in Italia e anche all'estero. Cosa è cambiato in ventanni e cosa è rimasto immutato? “Non è cambiata la massima discrezione, riservatezza, professionalità e soprattutto serietà che mettiamo in campo. Si è innovato grazie all'ausilio della tecnologia il modo di condurre accertamenti, pedinamenti e indagini di qualsiasi natura documentati con prove video, fotografiche e relazioni a valenza legale”.

Quale mix tra ruolo dell'investigatore e contributo tecnologico? “La tecnologia oggi è fondamentale sia per l'esito delle ricerche sia perchè ti evita di essere scoperto nello svolgimento delle indagini: è un supporto, ad esempio ti permette di “monitorare” un soggetto 24 ore su 24, ma occorre l'intuito e la capacità dell'investigatore di abbinare il Gps con il pedinamento tradizionale. Posso sapere dove è una persona, ma devo esserci per sapere cosa sta facendo proprio in quel punto”.

Quale etica mettete in pratica? “Prima ancora di parlare di etica, c'è l'aspetto umano: chi viene da noi ha evidentemente un problema. Si trova in una condizione psicologica di difficoltà. Il nostro ruolo – durante l'indagine – è anche saper comprendere cosa dire e in quali tempistiche al cliente, affinchè non si trasformi nel nostro peggior nemico: se dico ad una moglie gelosa, ad esempio, che il marito martedì sera era in una pizzeria fuori mano con una donna, e la signora – quando vede il marito – gli urla “cosa ci facevi in pizzeria con una bionda l'altra sera?”, è chiaro che si vanifica parte dell'indagine. Quando si ha di fronte una persona fragile spesso c'è anche un certo supporto psicologico da fornire, pur mantenendo la giusta distanza dal cliente. Il nostro obiettivo è tutelare, in certa misura, le persona. Poi c'è l'aspetto di etica e serietà nello svolgere il nostro lavoro”.

In 20 anni, sono cambiati i motivi per cui le persone si rivolgono a voi? “I problemi sono sempre gli stessi. E' cambiata la mentalità della gente: sia le aziende che le persone da una parte sono più smaliziate (e questo rende più complesso il nostro lavoro), dall'altra sono più “ingenue” con il troppo uso dei social network: lasciano molte tracce senza accorgersene. In campo imprenditoriale, sono aumentati i casi di accertamenti per dipendenti che si mettono in malattia ma intanto fanno un altro lavoro, sfruttano le opportunità della 104 in modo non consono. Nel settore degli autotrasporti, ci sono più monitoraggi su ammanchi in aziende o furti. In campo privato, secondo il nostro osservatorio, sono aumentati i casi di separazione ed i casi di stalking”.

C'è un tipo di indagine specchio dei tempi odierni? “Sì: sempre più spesso ci contattano genitori che hanno bisogno di controllare i figli adolescenti o appena maggiorenni perchè temono le cosiddette cattive frequentazioni, hanno il sospetto che possano assumere sostanze stupefacenti o abusare di alcool, essere invischiati in brutti giri. Il mondo è cambiato e spesso, pur con tutta la presenza o l'affetto che un genitore può cercare di mettere in campo, alcuni non riescono a seguire i figli come vorrebbero: li vedono sfuggenti, sempre attaccati ai telefonini, non sanno cosa fanno e con chi sono di giorno e di notte. Al di là dell'aspetto educativo o del modello famigliare, è chiaro che quando un genitore arriva ad attivare un investigatore privato è perchè vuole comprendere il problema e risolverlo per poter attivare gli strumenti giusti per “salvare” i ragazzi che fuori, talvolta, fanno cose inimmaginabili. Faccio un esempio: ho seguito un ragazzo appena maggiorenne di Parma in una festa in un locale di una grande città del nord Italia. Abbiamo trovato uno scenario assurdo per le cose che facevano! Il più grande dei giovani là dentro avrà avuto 25 anni! Oggi molti genitori vogliono sapere quali realtà frequentano i loro figli a loro insaputa prima che sia troppo tardi”.

“Una seconda motivazione in aumento che porta le persone a rivolgersi ad una agenzia investigativa è arginare uno stalker: raccogliere prove per fare comprendere di fatto, noi che viviamo la strada ci rendiamo conto di quanto sia purtroppo cambiata e alterata la testa delle persone, il comportamento, gli stili di vita. Emerge dal nostro monitoraggio lo spaccato di una società molto complessa, per certi aspetti malata”.

Cosa significa essere connessi oggi? “Per me la connessione è soggettiva: ognuno la vive a modo suo. Per me essere connesso al meglio significa fare al meglio la mia professione. Connessione è anche collaborazione con realtà, organi e istituzioni che operano a tutela della giustizia. Una “buona connessione” in senso lato è quando mi sento soddisfatto perchè il cliente si è trovato bene con noi e ci dice “Grazie”, nonostante gli abbiamo fornito dati e prove che confermano il suo sospetto. Indubbiamente sono più i “guai” che scoviamo, ma ci sono anche storie a lieto fine: venne da noi una signora anziana rimasta vedova che voleva ritrovare un suo amore di gioventù che aveva perso di vista. Erano passati più di trent'anni: gliel'abbiamo ritrovato. Era ricoverato in una Casa di Riposo a Salerno. Si sono potuti risentire....non so se si siano poi reincontrati di persona, ma li abbiamo rimessi almeno in contatto”.

Quali strumenti COMeSER utilizzate nelle indagini? “Oltre alla fornitura di banda larga, utilizziamo i GPS e la piattaforma COMeSER. Seguiamo 5 o 6 casi contemporaneamente: dipende dalla difficoltà del caso e dalle tempistiche. A volte serve un mese, a volte più tempo”.

Il presente testo è stato autorizzato da Comeser S.R.L. e GLInvestigazioni