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L'Impresa di Telecomunicazioni COMeSER Sostiene S.O.L.E.

Per aiutare i giovani a utilizzare il web, l’ecosistema digitale ed il suo potenziale senza diventarne vittime, ampliando spazi mentali, conoscenze e diventando protagonisti del proprio apprendimento Ne parlano Riccardo Lodi che ha portato S.o.l.e. in Italia, a Parma in particolare, e l'imprenditore Gianluca Scarazzini che ha creduto nell'idea.

Usano le tecnologie per chattare, mangiano giga come fossero caramelle per giocare, sono sempre più connessi. Necessitano, però, di senso critico, di consapevolezza del potenziale che ha un clic in rete, di coscienza più profonda nel gestire uno strumento anziché subirlo o farsi usare entrando in un meccanismo di dipendenza. Hanno bisogno di nuovo entusiasmo e voglia di utilizzare la rete per fare ricerche originali che amplino i loro spazi mentali, culturali, creativi.

Per affiancare i ragazzi a districarsi tra rischi ed opportunità delle tecnologie on line e per rendere i ragazzi responsabili del loro apprendere insegnandogli a porre domande e a trovare risposte senza l’assillo di un giudizio o di un voto, è sorto anche in Italia S.O.L.E. la “scuola nel cloud”, quel self organized learning environments, ideato in origine dal professor Sugata Mitra e portato nello Stivale da Riccardo Lodi – laureato in Scienze Politiche, sociologo, dopo esperienze professionali in vari campi: dall’editoria alle società di lavoro temporaneo passando per la banca, da una decina di anni si occupa di dipendenze patologiche in qualità di educatore, responsabile di una delle sedi della Comunità Betania di Parma - per aiutare i giovani primariamente ad imparare a sfruttare la loro naturale curiosità per godere di ogni scoperta di cui loro stessi sono i protagonisti il tutto utilizzando il computer, il web e tutto l’ecosistema digitale senza diventarne vittime.

E l'azienda di telecomunicazioni emiliana COMeSER con sede a Fidenza è scesa in campo a sostegno del progetto per la città e la provincia di Parma. Oltre al contributo di COMeSER affiancano la sperimentazione Maps Group di Parma ed Esselunga.

Dottor Lodi, cosa fa S.O.L.E. anche grazie agli sponsor che sostengono l'iniziativa?

Porta cultura utilizzando lo strumento digitale nelle scuole o a gruppi di ragazzi dagli 8 in su per il dopo scuola pomeridiano, offrendo contenuti educativi di alto valore, complementari agli attuali percorsi scolastici. Invita docenti ed esperti di alto livello a rispondere alle domande che per un'ora sono lì solo per loro, dedicandosi”.

“Strumenti tecnologici per noi ormai quotidiani spesso sono: o connotati negativamente, a volte addirittura demonizzati, oppure, al contrario, considerati in se stessi risolutivi per criticità le più disparate. Non è così: le tecnologie sono strumenti, mezzi che vanno utilizzati appieno per le possibilità che portano con sé, ma gestiti e governati con spirito critico e buon senso, a causa dei rischi di vario tipo che il loro utilizzo improprio può comportare. Al centro c'è sempre la persona”.

Dottor Scarazzini, quando le hanno presentato il progetto ha detto subito Sì: cosa l'ha coinvolta?

Le connessioni e le telecomunicazioni devono essere a servizio della società per costruire il presente ed il futuro, non per una mentalità usa e getta: mi è piaciuto l'aspetto spontaneo ed entusiasmante legato all’apprendimento in sé, dove la rete – se si impara come gestirla – può stimolare i bambini nella loro naturale, fecondissima curiosità”.

Riccardo, dove è nata la start up S.O.L.E. a Parma?

“Inizialmente, a titolo sperimentale a casa mia dove 4 bambini, fra cui i miei figli, si sono volontariamente ma non troppo...offerti per capire se, quanto dichiarato nella conferenza vincitrice del TED Prize 2013 e che ha permesso la nascita su larga scala del progetto, rispondeva a realtà. Dopo questo primo anno ha cominciato a spargersi la voce ed allora il numero di bambini è aumentato ma la location è rimasta la sala di casa mia. L’estate scorsa Don Francesco, parroco di Fognano ha acconsentito ad aggiungere l’attività S.O.L.E. ai gruppi di catechesi e mi ha messo a disposizione una stanza. Al suo aiuto si è aggiunto quello di alcuni sponsor del territorio tra cui COMeSER che ci regala tutta la connessione che vogliamo, grazie alla quale ho potuto allestire un ambiente adatto a portare avanti sessioni con più di 10 bambini. A ottobre sono diventati 13, ed ora sono 20. Alcune sessioni sono state sperimentate in tre scuole della provincia di Parma: ogni volta la risposta dei bambini è stata sorprendente specie nel rapporto con la nostra “granny cloud” una nonna americana: Kitty, che dal Kansas si collega ogni volta per ascoltare cosa i bambini hanno scoperto e per entusiasmarsi davanti alle loro esplorazioni (l’effetto wow è fondamentale perché, grazie alla sorpresa, all’approvazione ed alle parole di incentivo che la nostra granny porge ai bambini, loro capiscono che quello che stanno facendo è interessante ed importante) cercando di farli parlare in inglese. L’inglese è una parte non secondaria del progetto perché è la lingua che permette una maggior possibilità di ricercare ed allora dopo ogni sessione i bambini traducono le parole chiave e raccontano a Kitty quanto fatto. Altre volte è lei stessa a fare domande ai bambini i quali, oltre a dover ricercare, sono anche costretti a comprendere ed a tradurre i risultati dei loro sforzi. Per interfacciarci meglio con le scuole dal 13 febbraio 2017 è nata l'associazione di promozione sociale S.O.L.E. Italia, ad hoc per rendere più semplici le collaborazioni con gli istituti scolastici e con enti che desiderino fare innovazione educativa rivolta al futuro. L'iniziativa è sperimentale ma dà frutti che ci riempiono di orgoglio”.

Lei vigila nella stanza sull'autonomia dei ragazzi: ma avete avuto anche docenti importanti che vi hanno regalato ore del loro tempo per lezioni web on air. Vero?

“Sì, a novembre abbiamo collaborato con Luana Colloca della University of Maryland dove si occupa di placebo che ha dedicato la sua sessione appunto alla domanda: “Cos’è il placebo e perché è importante”. Abbiamo iniziato una collaborazione straordinaria con il professor Zingales della University of Chicago Booth che si è innamorato del progetto e ha già tenuto a febbraio e a marzo due sessioni tematiche ricche di riflessioni. Ad inizio aprile faremo una sessione in diretta con una biblioteca in Kansas dove ci confronteremo con i frequentatori della biblioteca anche alla ricerca di Granny Cloud che ci possano supportare. Fra fine aprile ed inizio maggio ci ha dato disponibilità il direttore marketing di Fastweb Roberto Chieppa, protagonista di due sessioni alla scoperta della pubblicità e dei mezzi per convincerci ad acquistare. E c'è la sensibilità dell'ambasciatore Pier Mario Daccò a dedicare un paio di sessioni al tema dell'immigrazione”.

Chiara Marletto del dipartimento di fisica della Oxford University si è detta disponibile a collaborare con noi a partire dal prossimo autunno. Ci sono anche una matematica ed una chimica che in passato hanno organizzato alcune sessioni e con le quali continueremo a collaborare in futuro. In breve, ho cercato di organizzare una specie di “circolo di amici di S.O.L.E. Italia”, un gruppo di esperti in varie materie che siano in grado di aiutare i partecipanti alle sessioni a comprendere argomenti che vengono considerati troppo alti per loro ma che in realtà sono talmente affascinanti che, posti nel modo giusto, per esempio lasciando a loro l’onere della scoperta e della comprensione, vengono da loro apprezzati e compresi: per fare qualche esempio abbiamo compreso cos’è la luce, cos’è il codice binario, i numeri di Fibonacci e la spirale logaritmica e potrei andare avanti con molti altri esempi; il tutto lasciando che loro si dividessero in gruppi (è importante che imparino a condividere il lavoro e le responsabilità) che decidessero chi faceva cosa e soprattutto si aiutassero a comprendere vicendevolmente quello che pere qualcuno del gruppo non era chiaro.

Ormai l’esperienza di quest’anno, che abbiamo cominciato in ottobre, volge al termine, ma per il prossimo anno (si intende anno scolastico), ho in serbo una serie di novità e sorprese che, sono convinto, continueranno ad accendere la curiosità dei partecipanti.

Spiega Riccardo Lodi nel micro blog soleitaly.bolgspot.com che ha aperto: citando Rosetta Zan del Dipartimento di Matematica dellUniversità di Pisa “Una delle principali responsabilità dell’educatore è quella di far sì che il bambino si assuma la responsabilità dell’ apprendimento.

Il concetto di responsabilità dell’apprendimento, e della sua centralità per un apprendimento significativo, discende da un modello di apprendimento che vede il bambino soggetto attivo, interprete dell’ esperienza. Si contrappone al modello semplicistico del "travaso", secondo il quale il bambino è un contenitore in cui vanno travasate le conoscenze. Nell’esercizio, l’errore è semplicemente l’indicatore di un fallimento, la prova di aver fatto qualcosa che non andava. Affrontando un problema più complesso, invece, si prova una situazione nuova, senza una procedura da seguire. Così l’errore è messo nel conto, e se da un lato è percepito come inevitabile, dall’altro si pensa già a come superarlo. Questo assegna responsabilità ai ragazzi e li prepara alle sfide della vita». L'educazione scientifica, inizialmente, dovrebbe mio parere e concentrarsi nell’acquisire esperienza diretta dei fenomeni naturali e sociali, cimentandovisi in prima persona” .

“Secondo i risultati degli studi condotti dalla stessa Unione Matematica Italiana, gli insegnanti che provano a proporre situazioni più complesse ai ragazzi, riscontrano maggiore partecipazione soprattutto dagli allievi più passivi, scoprendo potenzialità inaspettate proprio da chi solitamente resta ai margini.

Il blog oggi ha come unico scopo quello di tenere memoria di quanto realizzato ad ogni sessione, non ha scopo scientifico o divulgativo: nel poco tempo a disposizione dopo ogni sessione in poche righe riassumo quanto fatto.

S.O.L.E. funziona già, infatti, negli Stati Uniti, in Inghilterra, Australia, Nuova Zelanda, Messico, Spagna, Grecia, in Corea del Sud, in India, in Colombia.

Tutto nacque con Sugata Mitra, oggi docente di tecnologie didattiche presso l’Università di Newcastle: il suo esperimento risale al 1999 quando decise, insieme ad alcuni colleghi di portare un raggio di luce in una baraccopoli urbana a New Delhi, facendo letteralmente breccia in un muro, installandovi un PC collegato a Internet e lasciando tutto lì, con una telecamera nascosta a osservare quello che sarebbe accaduto.

Dottor Lodi, cosa accadde?

“Il risultato andò oltre ogni aspettativa: i bimbi iniziarono a utilizzare il computer per giocare, fare domande, interfacciarsi con il mondo e, in questo processo libero e autogestito, impararono non solo ad utilizzare lo strumento, ma si insegnarono l’un l’altro come fare. Il tutto in assenza di una qualsiasi vigilanza, docenza e tanto meno metodo di studio, in una “corsa” alla conoscenza spinta da un solo carburante: la curiosità. Tale approccio, in seguito, è stato definito non a caso dal professor Mitra come “educazione minimamente invasiva”.

“L'iniziativa, sperimentata per 14 anni e chiamata appunto S.O.L.E. (Self Organized Learning Environments gli è valsa, come ricordato in precedenza, il Premio TED Prize nel 2013 con annessa l’assegnazione di 1 milione di dollari. Il finanziamento è stato destinato a sostenere un progetto globale in grado di dar vita a una tipologia di educazione capace, grazie al cloud, di abbattere le barriere economico-logistiche-culturali in ogni dove, e di far crescere nei bambini la voglia di conoscenza alimentando nel frattempo il loro senso critico. Competenza, oggi, indispensabile.

Quest’anno ricorrono i cinquant’anni dalla morte di Don Milani, il prete di Barbiana che ha in un certo modo rivoluzionato l’apprendimento nel nostro paese. Lui era convinto che la scuola fosse sempre e che si dovesse imparare dal quotidiano, non per niente le lezioni si tenevano sui giornali (ricordiamoci che siamo negli anni Cinquanta-Sessanta). Forse impropriamente, ma credo che trasponendo la sua esperienza ai giorni nostri anche lui utilizzerebbe il web perché è questa la nostra quotidianità: piaccia oppure no. Il problema di fondo è che tante sono le possibili scelte che rende disponibili, altrettanti sono i rischi e questo è un motivo in più per rendere i nostri ragazzi consapevoli dello strumento che ogni giorno hanno in mano e dove, del resto, oggi è contenuto buona parte del nostro scibile non dimenticando mai che ciò che oggi è verità domani potrà essere spazzata via da qualcuno che, per curiosità, farà ricerca e facendo errori scoprirà cose nuove” conclude Lodi.

“La cosa importante è non fermarsi mai di porre domande. La curiosità ha in sé la propria ragione di esistere. Non si può che non essere travolti dalla meraviglia contemplando i misteri del tempo, della vita, della meravigliosa struttura della realtà. E’ sufficiente se uno cerca semplicemente di comprendere un poco di questo mistero ogni giorno. Non smettere mai di meravigliarti”.

Lettera di Albert Einstein ad una bambina

Ufficio Stampa per COMeSER - Francesca Maffini
Il presente testo è autorizzato da COMeSER e Riccardo Lodi - S.O.L.E.